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il decoro di Milano, l’Amsa e il mistero dei cestini spariti

È un dato di fatto, nel corso del 2013 e del 2014 i cestini dei rifiuti della città di Milano stanno letteralmente sparendo, quantomeno dalle periferie.
Sembra singolare che sebbene i cesti del centro di Milano siano in elegante stile retrò (simil ferro battuto) e di un valore decisamente superiore rispetto ai brutti cestoni verdi delle zone meno centrali, siano in realtà questi ultimi ad essere, secondo alcune fonti, incluso il corriere della sera, trafugati da una fantomatica banda organizzata e dotata di camioncini per  il furto dei cestoni.

Milano può vantare (?) di essere un modello per la raccolta dei rifiuti, per la pulizia e il decoro, tanto da essere presa ad esempio dalla città di Shangai che ha inviato una delegazione per studiare il sistema messo a punto dall’Amsa.
Immaginiamo che la delegazione sia stata accompagnata dalle zone “in” di Milano, dove oltre ai costosi cestoni ci si può vantare di un “certo” decoro, direttamente al termovalorizzatore Silla2, senza fare tappa nelle zone periferiche, i “Corpi Santi” di Milano.

Se la delegazione fosse stata accompagnata anche in questi quartieri, avrebbe notato il degrado indecoroso che sempre di più sta prendendo piede in tutta la periferia di Milano.
Partendo anche dalla politica messa in atto dalla giunta Moratti, ma che la giunta Pillitteri evidentemente non ha pensato di invertire, si ha l’impressione che le zone fuori dal centro di Milano non meriti di avere il trattamento dedicato al centro, come se Milano fosse solo il suo centro, come se la città non fosse già ora policentrica, e come se l’Expo debba coinvolgere solo il centro di Milano, lasciando nell’ombra il resto della città, dei sobborghi e dei comuni dell’hinterland.

I cestoni dell’immondizia sono solo un simbolo di questa idea di “Milano”: eleganti in simil-ferro battuto (modello “Expo”) per il centro e per le zone “in”, posizionati in tutti gli angoli;
rozzi, sgraziati e mal distribuiti quelli in dotazione a tutte le periferie, con una rapporto abitante-cestino e soprattutto una frequenza di raccolta settimanale ben al di sotto delle esigenze effettive della popolazione dei quartieri residenziali.

Sembra impossibile, ma esiste una “campagna” attiva di Amsa per il 2014 che riguarda i cestini dell’immondizia: http://bit.ly/cestistradali2014
A questa notizia molti cittadini rispondono portando la propria testimonianza: i cestini in periferia non ci sono o spariscono letteralmente.
Del resto sembra chiara anche la politica dell’Amsa: “ottimizzazione” nella gestione del ritiro dell’immondizia dai cestini.

Sembra anche di capire che un cittadino ha la possibilità di richiedere ad Amsa la rimozione dei cesti, se danno fastidio e sono maleodoranti, e sempre più, dopo l’avvento dei grandi cestoni verdi, si è notato un aumentare del fenomeno discarica intorno ai cestini pubblici.

Ci sono quindi due teorie ufficiali su cosa possa aver fatto sparire i cestini dai quartieri periferici:

  1. che sia l’Amsa a rimuoverli, magari su richiesta dei cittadini (o addirittura riuscire a comprimere i costi di smaltimento dei rifiuti ?)
  2. che siano dei ladri ad appropriarsi sistematicamente i cestini (per rivenderli? per recuperare il ferro?)

Sappiamo per testimonianza diretta e per passaparola, che in diversi casi questi cesti siano stati spostati o fatti sparire direttamente dai cittadini (addirittura tramite decisioni condominiali), per protesta contro l’indecorosa vista dei rifiuti accatastati all’interno e i piedi degli stessi.
È davvero un “sintomo di civiltà” quando i cittadini si rendono proattivi, e invece di segnalare all’azienda municipalizzata o al municipio la necessità di aumentare la frequenza di raccolta dei rifiuti, si improvvisano giustizieri, travestendosi da ladri, per far sparire un servizio pubblico pagato da altri cittadini.

È vero anche che in alcuni casi questi giustizieri prima di passare all’azione drastica si siano prodigati per segnalare con veementi cartelli posti sui cestini il corretto uso degli stessi.

Ma nonostante la soppressione dei cestini non risolva definitivamente il problema – in quanto i cittadini che prima gettavano interi sacchi di monnezza nei cesti, continuano anche dopo a depositarli quotidianamente per terra, nello stesso punto dove si aspettano testardamente debba esserci un cestino – i cittadini giustizieri non si accorgono di non aver risolto il problema e  propugnano dunque ad altri cittadini la loro soluzione come vincente.

La teoria di Amsa su questi comportamenti (che sono comunque sanzionati pesantemente) è quella che studenti, lavoratori o visitatori occasionali di Milano possano trovarsi spaesati dalla raccolta differenziata che si pratica in questa città e possano decidere quindi, per non saper né leggere né scrivere, di buttare la pattumiera nei cesti pubblici per strada.
Noi pensiamo che questa teoria sia un “esercizio mentale” che non trova un grosso riscontro: questo del deposito di sacchi nei cestini pubblici è un fenomeno diffuso in molte cittadine italiane, anche prima dell’era della raccolta differenziata, tanto che la maggiorparte dei modelli di cestini italiani sono dotati di un tappo per impedire l’inserimento di sacchi; ma se fossero realmente gli ospiti occasionali (o gli stranieri) il problema, una campagna informativa per strada e sugli stessi cesti potrebbe molto efficacemente informare studenti e lavoratori, che non sono un target ostico da istruire, e con molta probabilità, se effettuata in multilingua, potrebbe incidere anche su molti stranieri.
Chiunque fosse interessato a capire il fenomeno può osservare, anche una sola volta al giorno, per qualche giorno o una settimana, il proprio cestino di zona per vedere come si formano questi mucchi, grazie a quali personaggi, e con quale frequenza Amsa passi a svuotare i cestini.

Pensiamo invece che quella di buttare interi sacchi di rifiuti fuori casa sia  spesso semplicemente una brutta abitudine di poche persone (rispetto alla totalità di popolazione di un quartiere), del tutto incuranti del problema, persone di diverso livello, provenienza, istruzione ed età, che pure contribuiscono in modo costante e continuativo a intasare i troppo rari cesti presenti nelle zone periferiche.

In modo simile per tanti anni Amsa ha sostenuto una teoria altrettanto “ben argomentata” per giustificare che una raccolta dell’umido a Milano città non fosse riproponibile (dopo un primo breve esperimento): le abitudini alimentari particolari dei cittadini della città (molti surgelati e cibi pronti) contrapposta alle abitudini della provincia non avrebbero permesso di realizzare una raccolta dell’umido di qualità (come se in Italia, città o provincia, non fosse ormai molto standardizzato il modo di mangiare).

Non vorremmo parlare qui della pulizia delle strade:
ma dal quasi-pienamente efficiente sistema di lavaggio strade fino agli anni 2000, si è voluto passare a un innovativo non-lavaggio delle strade, per guadagnare anche il favore degli automobilisti che non debbono più spostare le loro auto dalle strade per il passaggio notturno, e si è sostituito il servizio con una pulizia con lance a spruzzo d’acqua direzionate a mano, servizio più efficiente, e quindi, forse per questo, diradato fino a qualche volta ogni tot-settimane (o mesi?).

Oltre all’effetto sul decoro si può riscontrare il risultato guardando l’asfalto delle strade, sempre più marcato da una perenne striscia di sporcizia o passando a odorare le strade dove si svolgono i mercati rionali qualche giorno dopo il mercato.
Per quanto l’odore possa sembrare un problema passeggero, dopo alcuni anni dall’inizio del nuovo servizio di lavaggio strade possiamo affermare che l’odore è presente in modo continuativo e persistente persino nei mesi invernali, ma diventa realmente una bomba biologica e una situazione intollerabile nei mesi caldi; insieme all’odore attanagliante dei marciapiedi marcati dalla pipì dei tantissimi cani che abitano Milano, dovrebbe far suonare un campanello d’allarme per la situazione dell’igiene pubblica e del decoro della città.

 

 

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